L'evoluzione dell'estetica e lo sviluppo di un gusto musicale influenzato dal "melodramma" indirizzarono i chitarristi compositori della fine del Sec. XVIII° verso la ricerca di una maggiore estensione e di una maggiore agilita'.

La chitarra così si dimostrava adattissima a realizzare la "melodia accompagnata", stilema musicale di quel periodo, sviluppando quelle caratteristiche di "piccola orchestra" che la collocarono tra i grandi strumenti tradizionali, pur mantenendo anche il carattere di strumento popolare, facilmente adattabile anche all'accompagnamento.

Furono soprattutto i grandi strumentisti italiani che esportarono in tutta l'Europa la tecnica chitarristica, influenzando così tutto il mondo "colto" dell'epoca. Federico Moretti in Spagna, Ferdinando Carulli e Francesco Molino in Francia, Mauro Giuliani in Austria, insieme a molti altri. fecero conoscere il "bel canto" chitarristico italiano nelle più importanti Corti europee, comunicando una "nuova" concezione della chitarra a una schiera di allievi che a loro volta la trasmisero a un imponente numero di amatori e di dilettanti, costituendo così una sorta di "scuola italiana", sebbene ogni grande virtuoso espresse nella sua opera una particolare e personale concezione musicale, mediando le influenze dei paesi in cui lavorava con le reminiscenze del suo paese d'origine.

Lo scopo di questa musica era dichiaratamente l'intrattenimento salottiero: è una sorta di artigianato musicale, una produzione che serviva al divertimento sia degli esecutori che degli ascoltatori, in un mondo in cui non esistevano mezzi di riproduzione fonografica, nei quali il modo di godere il piacere della musica quotidianamente era l'esecuzione personale diretta, e solo talvolta l'ascolto di concerti.

In questo elegante CD ecco finalmente un interessantissimo e riuscito esempio di ricostruzione filologica, della grande sfida tesa a aprire gli orizzonti della comprensione di una evoluzione della chitarra strettamente collegata ai movimenti culturali e artistici e alla trasformazione della societa'.

Le potenzialità della moderna tecnologia sono sfruttate al meglio per ottenere una dimensione sonora calda, intima e cameristica, con una registrazione digitale che finalmente non sembra realizzata in una cattedrale, a valorizzare l’esecuzione di Barone, veramente nuova, raffinata e poetica, legata a un linguaggio che all’epoca era comune a tutti e che offre grande spazio alle scelte artistiche.

La padronanza tecnica dell’interprete nasconde nobilmente le eroiche difficoltà da superare sullo strumento d’epoca, e fa risaltare le modificazioni timbriche e le libertà ritmiche legate alla “teoria degli affetti”, lingua morta, per noi, ricostruita con attenzione a tutte le fonti disponibili, anche riguardanti non direttamente la chitarra, e soprattutto ad alcuni testi per l'insegnamento del "bel canto", vera miniera di informazioni sulle varie possibilità di realizzazione di ogni dettaglio stilistico e fraseologico.

Perfetto per sottofondo a una serata di conversazione con gli amici, e questo era lo scopo principale, all’epoca, se lo ascoltate con attenzione, lo vorrete riascoltare ancora, non finisce di sorprendere. In attesa delle prossime uscite.