LA SCUOLA PIANISTICA DELL’EST EUROPA


Predisporre la mente e la mano al piacere di suonare

Il nostro pianistico proposto nella Scuola di musica di ACCADEMIA OTTOCENTO è basato sulla applicazione della pedagogia pianistica dell’Est Europa (Ucraina, Russia, Polonia, Ungheria, Bielorussia, Lituania e altri paesi di lingua slava in cui questo metodo pedagogico si è sviluppato), in cui il racconto di storie e l’inserimento di giochi riveste un ruolo importante nell’impostazione manuale e nella comprensione della musica.

Il bagaglio di storie e di immagini adoperate specie con gli alunni più giovani attinge alla tradizione popolare e al mondo dell’infanzia, con cui il bambino ha confidenza.

Spesso si incoraggia l’uso del canto che accompagni la melodia, intonando le note o sostituendole con parole che costruiscano un micro-racconto. Queste storie talvolta sono già presenti nel repertorio proposto, come in molto del materiale didattico di Anna Artobolvskaya o in raccolte più recenti di altri curatori, sempre basati sullo stesso impianto didattico. Molto più spesso le storie sono inventate al momento dall’insegnante, che coglie gli interessi del bambino nello specifico (un animale, un’atmosfera, un’esperienza realmente vissuta) e li sviluppa per facilitare l’immedesimazione del bambino e la partecipazione attiva all’esercizio tecnico o al brano, favorendo anche il processo di memorizzazione. Molto efficace è anche  la realizzazione di disegni che illustrino la storia “suonata”, per facilitare la comprensione della musica stessa.

Si tratta di un approccio  molto creativo e vicino alle nostre esigenze e alla nostra sensibilità, che applichiamo con grande entusiasmo, specie con i più piccoli (per quanto l’uso delle immagini resti un metodo validissimo anche con ragazzi più grandicelli). Questo sistema, pur passando fin dalle tappe iniziali attraverso la lettura della musica (a differenza dei metodi orientali puramente imitativi), permette anche ai più piccoli, dai 5/6 anni, di avvicinarsi con sicurezza al piacere del pentagramma e del pianoforte.

Questo metodo porta inoltre indiscutibili benefici sotto il profilo tecnico-manuale sia nell’immediato che a lungo termine. La corretta impostazione tecnica iniziale è fondamentale e un dono per la vita. L’interazione con lo strumento passa attraverso esperienze sensoriali con piccoli giocattoli di supporto e il riferimento da parte dell’insegnante  ad immagini evocative che conferiscono una corretta gestualità morbida e rilassata, priva di tensioni, efficace per l’approccio al pianoforte non solo iniziale, ma fondamentale anche per pianista più “maturo” che affronti il repertorio pianistico più complesso ed avanzato. Il richiamo ad immagini appartenenti al vissuto esperienziale che il bambino già ha gli permette di comprendere concetti tecnici altrimenti difficili da afferrare solo teoricamente. Tale metodo si rivela efficace non solo con gli studenti più giovani (vedere i video a seguire), ma anche con quelli più grandicelli che si approcciano al pianoforte per la prima volta.

Fondamentale in questo metodo è l’uso del peso, fin dalla prima lezione, per apprezzare la bellezza di un suono caldo, lirico e ben ponderato, che consente di affrontare con sicurezza tanto il legato quanto lo staccato.

I risultati di questo approccio sono graduali e duraturi, l’approccio meticoloso e progressivo permette di consolidare l’attenzione e la manualità del bambino, preparando gli step successivi.

Le basi teoriche di questo metodo, che da più di un ventennio applichiamo con successo nella didattica pianistica con giovanissimi e giovani pianisti, sono nei testi base di questa pedagogia:

First meet with the Music di Anna Artobolvskaya (1905-1988)

  e

The Art of Piano Playing di Heinrich Neuhaus (1888-1964). 

Anna Artobolvskaya (1905-1988) è stata un’eccellente insegnante di pianoforte presso la Central Music School di Mosca, celebre per il suo approccio didattico creativo e individualizzato per ciascuno studente, autrice di un ampio e prezioso materiale didattico per l’infanzia, ancora vivo ed usatissimo.


Heinrich Neuhaus (1888-1964), docente del Moscow Conservatory, è stato, oltre che un grande interprete, un magnifico didatta. Sotto la sua guida si sono formati pianisti del calibro di Emil Gilels e Sviatoslav Richter.

Neuhaus era solito dire che “un buon insegnante di musica deve insegnare al proprio studente non solo a suonare bene, ma deve anche aiutarlo a diventare più responsabile, più diligente e più consapevole”.

La scuola pianistica dell’est Europa, ricca di melodie ucraine, polacche, russe, slovacche, bielorusse, ungheresi e di altri paesi di lingua slava, elaborata molti decenni fa, è ancora oggi apprezzata per il suo valore pedagogico e applicata con indiscutibile successo da moltissimi docenti nel mondo.

Sposando pienamente questo metodo, che unisce una buona dose di  creatività con l’attenzione al suonare bene tecnicamente e con cura speciale rivolta alla qualità del suono, formiamo da vent’anni pianisti attenti alla correttezza tecnica ed espressiva e consapevoli di come  la frequenza assidua delle lezioni e lo studio regolare del proprio strumento portino meravigliosi frutti.